Ancor prima di vederla ti afferra alla gola. Un odore acre, aspro, che stordisce i sensi, accende il respiro e brucia i polmoni. Perché l'isola di Vulcano, la più vicina alla costa dell'isola madre, la Sicilia, è un grosso cratere che esala gas, sputa miasmi di zolfo, fa bollire il mare come un infernale calderone, arde le spiagge fino a farne polvere di carbone, scioglie la rabbia in fanghi e acque termali calde. Nata dalla furia di quattro vulcani – Lentia, Vulcano del Piano, La Fossa e Vulcanello – l'isola custodisce, insieme a Stromboli, uno dei due vulcani attivi dell'arcipelago. Un monte rissoso, che esplode e poi tace, a sbalzi, come un bimbo capriccioso. Una cosa talmente imprevedibile che gli studiosi lo tengono continuamente sotto stretta sorveglianza. Una cosa che ti entra negli occhi subito, appena sbarchi sull'isola. Perché tutto qui, paesi, alberghi e ville se ne sta adagiato ai piedi del Grande Cratere, in quel vasto pianoro formatosi durante l'eruzione del 183 a.c.

Camere: 25.



